Ho scelto la gonna al lavoro

Io in questo mondo ci sono entrata da poco, eppure mi è stato facile notare come vanno le cose. Ricordo in particolare una conferenza dell’anno scorso, dedicata al mondo dell’informatica. Naturalmente il partecipante tipo di questo evento era: uomo, 40 anni circa. Percentuale di donne partecipanti: 10%. La mia posizione era ancora più difficile, perché io di informatica non ci capisco tantissimo, a differenza del restante 9% delle donne a quell’evento. Risultato: dovevo per forza di cose appoggiarmi ai miei colleghi maschi per il lavoro, e in discussioni di gruppo raramente mi si degnava di uno sguardo. Da quel momento ho cominciato a chiedermi: sono sicura che questo sia davvero il mondo a cui ho scelto di appartenere? Se devo sforzarmi così tanto, e forse invano, ne varrà davvero la pena?

office cry

Il problema però non è solo di chi si pone queste domande, ma soprattutto di chi ha quei preconcetti o pregiudizi, volontariamente o involontariamente, che impediscono una comunicazione libera e sincera tra uomini e donne. A questo punto la soluzione mi sembra evidente: fare di tutto per distruggere questi pregiudizi sul genere. O no?

Ho avuto modo di rifletterci per mesi e, come in tutte le cose, non c’è una sola via per affrontare la situazione. Ma la scelta dipende dal carattere di chi mette in atto la propria risoluzione. Io ne ho selezionate un paio da condividere con voi in questo post.

La strategia del leone

Chiaramente, la prima e più ovvia è quella di combattere a spada tratta tutti gli stereotipi sulle donne e il business (e più in generale, purtroppo anche sulle donne e le posizioni di responsabilità). Ad esempio, tante volte mi è capitato che qualche cliente volesse passare ai “livelli più alti”, senza nemmeno provare a risolvere la questione con me, senza sapere come e quanto avrei potuto occuparmi di loro. La mia reazione è stata, impacchettata in un sorriso gentile, che io ero l’unica con cui in quel momento avrebbero risolto la questione.

Cioè, costringere (con tatto) ad avere a che fare con una ragazza. Che forse, dopo tutto, sa cosa sta facendo.

La strategia del gatto

Un altro approccio, più subdolo ma furbo, è di fare leva proprio sui pregiudizi della gente, usarli a proprio favore.

Agli altri piace pensare che le brune siano più sveglie delle bionde? Provate a tingervi i capelli come Eileen per avere una promozione.

Le persone credono che gli uomini siano più capaci di gestire un business rispetto alle donne? Penelope e Kate hanno affidato la loro piattaforma online (vera) a un collega (finto) per essere libere di fare affari senza essere giudicate per la loro appartenenza al genere femminile.

E io?

lionIl mio approccio, da testadura (e Leone anche nello Zodiaco) quale sono, finora è stato principalmente il primo. L’orgoglio mi ha spinta a “sbattere in faccia” ai miei interlocutori più ostinati il mio essere una donna. Infatti, la gonna ai meeting è una scelta programmatica.

Com’è ovvio, i comportamenti dettati dall’orgoglio portano spesso a risultati non pienamente soddisfacenti. Sull’esempio di cat lionaltre donne, come quelle degli articoli nei link precedenti, ho imboccato da poco la seconda strada indicata in questo post. Fare finta di essere una povera giovincella, che poco ne capisce di quello che sta facendo, e che deve “chiedere conferma al mio manager”. Raramente devo chiedere al mio capo, però. Ma per i miei interlocutori (uomini, ma anche donne, sfortunatamente) il sigillo del manager rassicura non poco, e infatti al momento questa tecnica sta dando i suoi frutti.

Spero di non affossarmi in questa strategia, anzi chiedo a voi: cos’altro possiamo fare in queste occasioni? Quali sono i vostri suggerimenti?

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