Nord Italia, Autunno 2016

In Italia sono da sola. Un intero Paese, quasi inesplorato, in cui sono io stessa a costruirmi la strada che percorrerò. Incertezza ed eccitazione.

Tra Settembre e Dicembre ho avuto la possibilità di visitare qualche città del Nord Italia, come Torino, Milano, Bergamo. Qui uno dei video.

Le città e le persone

È chiaro a chiunque conosca le due metà dell’Italia che il Nord e il Sud sono due nazioni diverse. Mentre il paesaggio scorre al finestrino il panorama si evolve, il tempo si fa più grigio. Appena arrivo a Milano, leggendo il cartellone di partenze e arrivi della Stazione Centrale, ho la sensazione di poter arrivare ovunque in Europa solo con un treno. Per chi come me è di Napoli, l’estero non è un’opzione senza aereo: si possono sognare solo altre città italiane, o il mare. Questo si ripercuote anche nella vita quotidiana: almeno a Milano gli stranieri non hanno problemi con l’inglese! Quando mi capita di parlare con le persone delle università milanesi, sottolineano con fierezza come “Milano è una metropoli, una città grande ed aperta, una capitale a modo proprio!” Non saprei se metropoli sia la definizione giusta, quello che è certo è la volontà di stare al passo col futuro, col resto del mondo che va avanti. Lo spirito milanese è sempre stato così, e riconosco ai milanesi questo grande merito. Mi piacerebbe vedere più centri trainanti e sperimentali in più parti del nostro paese…

Bergamo, ad appena un’ora da Milano, è il sogno di chi ama la pace e la bellezza delle cittadine lontane dal frastuono metropolitano.

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La Cappella Colleoni dietro di me

Quando la prima volta sono stata a Bergamo, era settembre e avevo visitato solo la parte bassa della città. Mi aveva già colpita per la sua delicatezza. A Novembre sono fortunatamente riuscita a visitare anche la città alta: un piccolo gioiello custodito con accortenza. Anche se era avvolta dalla nebbia, i colori dei palazzi, della Cappella Colleoni, dei vestiti dei turisti sono riusciti a trasmettermi il buonumore e la tranquillità di quel posticino. Per non parlare dell’ottima polenta che ho mangiato alla Vineria Cozzi.

Torino è diversa. È esattamente come me l’immaginavo ascoltando i Subsonica. Torino ha qualcosa che, dalle elementari, volevo assolutamente vedere coi miei occhi: la Mole Antonelliana.

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La Mole nel Museo Nazionale del Cinema

Quando l’ho vista spuntare dalla nebbia tra i palazzi, sono stata colta dalla felicità dei bambini: avevo appena realizzato un desiderio d’infanzia! Da un lato non era come me l’aspettavo, alquanto bassa e tarchiata rispetto a come l’avevo disegnata nella mia mente di bambina.

Dall’altro, è esattamente come volevo che fosse: prestigiosa, regale, elegante ma con un certo peso, il peso che si deve a una città che vuole avere rispetto. La vita sotto ai portici scorre calma e agiata, quando si è a testa scoperta invece non si riesce a vedere molto oltre ai condomini tutti uguali e ai parchi abitati solo dalla brina e ragazzi col cappuccio.

The business side

Avendo avuto qualche contatto sia al Sud che al Nord, posso dire che in generale la mentalità viaggia più veloce al Settentrione. Le persone, e in particolare i boss, si vantano dell’innovazione che scelgono ogni volta che possono. È proprio lì, sul prestigio, la tecnologia e l’innovazione che si deve fare leva. E sui soldi.

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Nuova architettura, nuove idee!

Ho fatto questo stesso discorso anche al Sud ma sembra quasi che a noi più soldi, guadagnati con un po’ di marketing, ci facciano schifo. Qui i direttori vogliono sapere quanto possono guadagnare, in quanto tempo può rientrare l’investimento. A casa mia, purtroppo il pensiero primario è “quanto posso risparmiare?” Io, però, mi trovo d’accordo col detto che “per fare soldi bisogna spendere soldi”.

Purtroppo gli Italiani in generale non sono veloci nelle discussioni, né nelle decisioni. Durante le nostre riunioni, mi capita quasi sempre di dover aspettare, ripetere più volte, chiarire ogni volta. E il giro di “responsabili” e di “persone interessate” magicamente si allarga ogni mese. Tutti, a prescindere dal grado o dal ruolo, hanno pari (o quasi) importanza nella risposta affermativa o negativa, nella chiusura dell’accordo. Risposta che arriva dopo mesi, e mesi, e mesi, di attesa.

I meeting sono sempre pieni di sorrisi e buone maniere, anche se rare volte mi sono sembrati sinceri. La sincerità è venuta fuori solo dopo che siamo entrambi i lati entrati più confidenza. Raramente mi sono stati offerti caffè, non mi è mai stato offerto di pranzare insieme. Il lavoro è lavoro, e meglio non dare troppa confidenza al di fuori del proprio cerchio. Trovo che sia bello, divertente persino, rilasarsi insieme dopo una mattinata di lavoro, perché no anche per fare amicizia. Vi prego di dirmi che sono stata solo sfortunata e che di solito non è così… Ma forse sono stata abituata “male” dai turchi che mi offrono di tutto e di più, e che non mi passi per la mente di non unirmi a loro per il pranzo!

Ultimo punto: a volte mi sento una maestra. Gli italiani al lavoro si comportano come gli italiani a scuola. Confusionari, distratti, parlottano tra di loro mentre l’insegnant- pardon, il rappresentante spiega. Spesso mi capita di dovermi fermare, aspettare che tutti finiscano di chiacchierare o di guardare il telefono e catturare l’attenzione di tutti con un “Ci siamo tutti? Posso andare avanti?”

Napoli&l’Italia

Al Nord piace sentirsi la locomotiva lavorativa d’Italia: a me piace far presente che il Nord è popolato innanzitutto dai Meridionali che cercano, e trovano, lavoro proprio lassù. Basta camminare cinque minuti per strada per cogliere almeno 10 accenti diversi del Sud. Ricordo con simpatia proprio questo episodio: a settembre, arriviamo nell’hotel che abbiamo prenotato vicino alla Stazione Centrale. Entro e noto, proprio nella hall, un quadro col Golfo di Napoli.

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Il quadro in questione

È un bel quadro, ma lascio perdere. Mentre io e la mia collega siamo sedute dopo qualche ora sui divani della hall a chiacchierare, il proprietario dell’hotel ci ascolta e ci chiede “Ma di dove siete?”. Noi diciamo che siamo di Napoli, al che lui esplode con un “Ah! Anche io! Io sono della Sanità, e voi?” Ricordo ancora un’altra volta, quando qualche anno fa avevamo bisogno di aiuto con le fermate della metro, e chiediamo alla guardia giù in stazione. Il ragazzo ci sente parlare e ci dice “Ragazzi, ma siete di Napoli, vero? Io sono di Marano, che bello sentire qualcuno di casa! Ragazzi, la fermata è questa qui, e la direzione è quest’altra. Che bello sentirvi, ragazzi, la vita a Milano è dura, mi manca casa e mi manca il calore di Napoli”.

A tutti i terroni che abitano al Nord vorrei dire che non abitano affatto in posto brutto, anzi sono sicura che loro stessi ringraziano l’opportunità che l’altra parte d’Italia sta offrendo loro in termini di possibilità lavorative. Vorrei dire che, anche se in modo un po’ diverso, si mangia comunque bene. Che le persone non sono fredde ma hanno solo bisogno di un po’ di tempo in più per riscaldarsi. Che se hanno un’idea brillante raramente gli diranno “Sei pazzo, toglitelo dalla testa” ma, al contrario, diranno “Bello, provaci!”. E soprattutto, che se hanno bisogno di un altro fratello terrone, basta stare fermo per un minuto in un punto a caso della città e lo troveranno, per una stretta di mano, o magari un abbraccio. Già che ci vantiamo del nostro calore…

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