Istanbul, Nov. 2016

Istanbul e la Turchia sono al centro dell’attenzione generale in questi mesi. Inauguro con questo primo post il mio blog. Buona lettura, spero di farvi compagnia durante i racconti.

La città e le persone

Il mio primo vero viaggio come responsabile di questo paese. Alla partenza ero abbastanza nervosa, per mille motivi diversi; al ritorno sprizzavo buon umore da tutti i pori!

I primi giorni vanno molto positivamente, organizzando contemporaneamente già il viaggio di lavoro della settimana dopo in Italia. Vado a letto prestissimo, mi sveglio la mattina già stanca. Per compensare, le mie migliori amiche sono le maschere: ho provato quella al collagene e quella alla bava di lumaca. Ovviamente, anche lo shopping culinario mi sostiene: re dei miei pasti è l’ıslak hamburger. Ne vanno tutti pazzi, anche io.

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Dall’Asia all’Europa

Rispetto ai mesi scorsi, noto molte più bandiere turche, più simboli, ben evidenziati. Piazza Taksim ne è piena. Quando chiedo della situazione generale in Turchia le opinioni sono disparate. Qualcuno dice “Sì, a luglio c’è stato caos ma ora va bene”; qualcun altro dice “Devo andare via prima che la situazione precipiti, e porterò anche la mia famiglia con me”. La risposta dipende dalla propria posizione nei confronti del governo. La prima cosa che vedo una mattina a piazza Taksim è un ragazzo mezzo nudo trattenuto a forza dalla polizia. Sbraita e tutti stanno a guardare. Non ho idea di cosa stia dicendo, mi sembra solo un pazzo, e per sicurezza mi allontano a prendere la navetta per l’università.

Mi è capitato una sera di uscire con una ragazza che lavora per un nostro partner. Mi porta in alcune stradine nascoste dietro piazza Taksim. Parliamo di queste strade: sono le sue preferite perché la maggior parte della gente ne sta alla larga, pensando che siano pericolose, mentre invece sono il vero cuore umano della città. Questo mi fa romanticamente pensare a Napoli… Ma soprattutto, dato che è l’anniversario della sua morte, parliamo di Ataturk e delle cose che ha fatto e avrebbe voluto fare per la Turchia. Il grande modernizzatore, pur avendo esaltato la cultura turca, morì a 55 anni, mi spiega la mia amica Burcu, per… aver bevuto troppo rakı!

Qualcosa che lei ha detto sul post-morte di Ataturk mi ha colpito particolarmente: avrebbero voluto dedicargli una statua in ogni piazza. Insomma avrebbero voluto che il processo di “santificazione dell’uomo politico” fosse avvenuto in modo ancora più massivo. Lei era completamente in disaccordo, perché l‘idealizzazione dell’uomo trasmette il messaggio che non ci sarà più nessun Ataturk, che nessuno potrà mai essere grande quanto lui, quindi meglio non provare a cambiare le cose tanto nessuno potrebbe riuscirci… Scoraggiare il popolo per tenerlo a bada.

Gli uomini turchi sono un capitolo a parte. In hotel non mi fanno muovere un passo senza reggermi le borse, spiegarmi qualsiasi cosa e sorridermi sempre. Scendo nel pomeriggio inoltrato per un po’ di shopping: per strada ci sono quasi solo uomini. Le donne, se ci sono, sono in compagnia maschile. Al massimo sempre in gruppi. Mi pare di essere l’unica donna che cammina sola e senza veli. Forse riconosco solo una turista tra la folla. Quando sono in giro sento che i maschietti mi dicono qualcosa, fortunatamente non ho idea di cosa. Uno lo fa rappando!

Dall’altro lato, una donna sola viene aiutata molto. La si accompagna fino alla sua destinazione, se si può, le vengono aperte le portiere delle auto e si lasciano passare per prime. Essendo donna, non si porta nemmeno un peso, quelli li portano gli uomini, persino se sono solo ragazzini.

Mi trovo ad Aydin University: lì mi rendo conto dell’altissimo valore dell’ospitalità nelle culture dell’est del mondo. In Italia ci vantiamo delle attenzioni che riserviamo all’ospite ma non possiamo permetterci di paragonarci ai turchi. Qui i padroni di casa non dimenticano mai di offrire dell’ottimo caffè o tè, eventualmente di accompagnare il tutto con un pezzo di baklava. In questa università erano più gentili del solito, e saputo che non avevo avuto tempo di pranzare mi hanno persino comprato un sandwich da Starbucks.

The business side

Noto una certa differenza di approccio delle persone che incontro durante i meeting. Nei viaggi precedenti, in compagnia maschile, tutto era più formale, a volte quasi noioso e impostato. Ora che sono io la responsabile, una donna, l’atmosfera è più rilassata. Non so bene come giudicare questo, né so dire che risvolti avrà in termini di affari. Mi è capitato di trovarmi sola a un meeting con tanti uomini e, con mia sorpresa, erano più nervosi di me! Ho notato la loro voce tremante e la loro esitazione nel parlarmi. L’ho preso come un gradino sul quale alzarmi e farmi forza!

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Piazza Taksim

Non dimenticare mai: la Turchia è negoziazione feroce! Io mi sono ispirata a mio padre e a come si comporterebbe al mercato: lui è famoso per i prezzi più che stracciati che riesce ad ottenere. Una volta mi ha comprato una borsa da mare a 15€ anche se ne costava 50. Nel mio caso devo ragionare al contrario, dato che non voglio essere vittima della stessa tecnica! In Turchia, dopo che hai comunicato la tua offerta, la domanda successiva è quasi sempre: “E qual è l’offerta finale?” Anche se dipende dal prodotto che si sta vendendo, in base a quello che mi è stato insegnato e a come la vedo io, credo sia importante non abbassare il prezzo, per non screditare la qualità di ciò che si propone. Piuttosto, è bene ricercare altre soluzioni per venirsi incontro: ad esempio, con l’offerta di un periodo di prova.

Durante questo viaggio ho ricevuto il mio primo complimento professionale: all’Università Okan un impiegato mi ascolta mentre parlo col suo collega e poi dice sorridendo “Sai come si vende, alle domande rispondi con le domande”. È importante capire esattamente cosa serve a chi mi sta di fronte, in modo da dedicarmi completamente alle esigenze di chi deve comprare. È una scelta tra questo o la perdita dell’attenzione del potenziale cliente. Il complimento di questo ragazzo ha avuto ancora più valore quando mi ha detto chi era. Lui stesso ha fatto questo lavoro da piccolo: viene dalla Siria e l’attività di famiglia, da generazioni, è la vendita di stoffe a Damasco. Per via della lunga tradizione desiderava mandare avanti l’attività di famiglia, curata dal padre, dal nonno e da chi prima di loro. Poi, le condizioni di Damasco e della Siria sono cambiate, e lui si è trovato costretto ad andare via, arrivando in Turchia e riuscendo a trovare un lavoro in un ufficio internazionale per i contatti con gli studenti arabofoni. Nello stesso ufficio colgo anche parole russe… C’è Katy, o meglio Ekaterina, che dopo un breve scambio di battute mi dice “Parliamo tutte e due russo, siamo sorelle!” Bielorussa, con un fidanzato turco. Sta provando a imparare il turco ma è davvero troppo complicato. Come biasimarla? Si parla di uomini: “Gli uomini italiani sono belli, vero?” Non posso negarlo! Io le chiedo: “E quelli bielorussi?”, lei mi guarda e dice secca “A me non piacciono, no”.

Napoli & l’Italia

Una mattina ho incontrato alla reception di una università un’altra italiana perché, come me, stava facendo un lentissimo spelling alla guardia turca del suo nome. Nome italianissimo, Moira Valeri. Allora le chiedo “Sei italiana?”, lei mi guarda e “Sì!”. Alla fine scopro che è un architetto, di Ancona, che vive in Turchia da 6 anni. Mi dice che in Turchia, dal punto di vista dell’architettura, Napoli è molto presente. Vorrei approfondire la questione ma il giro in ascensore per noi finisce dopo qualche secondo e ognuna si dirige verso il proprio appuntamento. Passando accanto all’istituto di cultura italiano qualche giorno dopo, noto che c’era una locandina di un evento col suo nome. Agli interessati di architettura a Istanbul, tenetela d’occhio!

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I grattacieli di Istanbul

Invece, il giorno prima il tassista mi fa “Di dove sei?”, alla risposta “Napoli” parte tutta una discussione sul calcio, sul fatto che la Juventus è prima nel campionato, e sulle squadre italiane che lui conosce: Juve, Napoli, Chievo, Empoli, Sampdoria. Un suo amico è di Genova. Insomma, come al solito le città di mare sono sempre gemellate tra loro.

Nel pomeriggio mi succede una cosa che non pensavo sarebbe potuta succedere: chi è di Napoli sa che ogni volta che scrive Napoli in inglese le opzioni che vengono fuori sono sempre due: Naples, Italy e Naples, Florida. Mi sono sempre chiesta come fosse quel posto, in un altro continente eppure con lo stesso nome della mia città. Bene, ho finalmente conosciuto un ragazzo di Naples, Florida! Non potevo crederci! Le nostre prime domande, quando l’abbiamo scoperto, sono state: “So, tell me how your Naples is!” Non avevamo solo questo in comune: anche lui è un bassista, ed è stato difficile andare via e interrompere la nostra conversazione.

Chi pensa che a Napoli siamo i peggiori alla guida, non ha mai visto Istanbul. In confronto, i napoletani sono il popolo più preciso del mondo. Le macchine sfrecciano in tutte le direzioni e nei taxi prego sempre Dio di farmi il regalo di non scontrarci con nessuno. Soprattutto i taxi non hanno alcuna pazienza e se la fila di auto affianco avanza di appena 20 cm, cambiano immediatamente corsia. Possono arrivare farlo anche una ventina di volte in un minuto.

Istanbul mi dona sempre la frenesia di una megalopoli, eppure riesco sempre a sentirmi come a casa, nell’aria che odora quasi come a Napoli e nel cuore d’oro dei turchi. Spero che il mio video riesca a trasmettere tutto ciò che non ho potuto aggiungere qui.

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